Suolo & fondamenta Stampa

Il principio generale, dettato dall’art. 840 c.c., secondo cui la proprietà del suolo si estende al sottosuolo, con tutto ciò che vi si contiene, di modo che il proprietario può eseguire qualsiasi escavazione od opera che non rechi danno al vicino, non può trovare applicazione in materia condominiale dove il limite ultimo del proprietario del piano più basso è rappresentato dal sedime del fabbricato. (Cass. 9 Marzo 2006 n. 5085).
Infatti, per il combinato disposto degli artt. 804 e 1117 c.c. lo spazio sottostante al suolo su cui sorge un edificio in condominio, in mancanza del titolo che ne attribuisca la proprietà esclusiva ad uno dei condomini, deve considerarsi di proprietà comune, indipendentemente dalla sua destinazione.
Ne deriva che il condomino non può, senza il consenso degli altri, procedere ad escavazioni in profondità del sottosuolo per ricavarne nuovi locali od ingrandire quelli preesistenti, comportando tali attività l’assoggettamento di un bene comune a vantaggio del singolo. (Cass. 28 Aprile 2004 n. 8119; Cass. 24 Ottobre 2006 n. 22835).